Un’etica per il cibo: produrre di più o sprecare di meno?

NEWSLETTER 011

del Mercato della Terra di FIESOLE

– Contributi di:
1.Gianmarco Mazzanti (Direttivo Regionale Slow Food Toscana),
2.Leonardo Galli (Agronomo)
3.Giacomo Tagliaferri (CNR/IBE – Laboratorio ambientale Mugello)

 

Mai come adesso diventa necessario prestare la nostra attenzione sugli “sprechi alimentari” e, per far questo bisogna ricollegarci alla biodiversità. Ma cosa c’entra la biodiversità con il cibo? La biodiversità è una parola complessa, non da tutti compresa se non da chi studia la materia. In realtà dovrebbe essere una parola facile, per tutti, perché è natura, è la vita stessa, è la diversità della vita, su tutti i livelli, dal più piccolo organismo, fino ai livelli più complessi degli ecosistemi.

Potremmo paragonare le specie e le varietà di un ecosistema (quindi la biodiversità) ai bulloni che tengono insieme un aeroplano. Se facciamo saltare qualche bullone in qua e in là, per un po’ non succederà nulla… l’aereo continua a volare, ma poco per volta la struttura comincerà ad indebolirsi e a un certo punto l’aereo precipiterà.

E questo è quello che è accaduto nel nostro Pianeta. Nella storia della Terra, tutto ha avuto un’origine e una fine e in ogni epoca si sono estinte molte specie, ma mai alla velocità impressionante di questi ultimi anni. Oggi la Terra sta attraversando la sesta grande estinzione di massa (con la quinta, di 65 milioni di anni fa, si estinsero i dinosauri). La differenza tra questa e le estinzioni del passato è che la causa scatenante è imputabile al comportamento dell’uomo attraverso la distruzione delle foreste pluviali, la cementificazione del territorio, il suo inquinamento, la dispersione di plastica. E, soprattutto, l’emarginazione degli ultimi custodi della Terra: ovvero quei piccoli contadini, pastori, pescatori che conoscono e sanno rispettare l’equilibrio fragilissimo della natura.

La battaglia quindi per salvaguardare la biodiversità, non è una battaglia qualsiasi e tutti dobbiamo essere convinti che possa dare un forte contributo alla lotta degli sprechi alimentari. Il problema dello spreco è una delle più evidenti contraddizioni del sistema alimentare. Da una parte del mondo si spreca perché c’è troppo cibo, si compra troppo e si butta via troppo, dall’altra parte c’è molta meno offerta, ma si spreca lo stesso, anche dove il cibo manca, perché non ci sono le infrastrutture per garantire che il cibo venga correttamente conservato e distribuito.

Papa Francesco ha definito questa una “economia dello scarto”. E lo scarto è anche spreco. Proprio in questi giorni la popolazione mondiale ha raggiunto 8 miliardi e si stima che nel 2050 arriveremo a 9 miliardi!! Considerato che già oggi 1 miliardo di persone soffre la fame, si prospetta uno scenario poco confortante dove occorrerà aumentare la produttività del 70%!! E questo spiega come il mondo si sia adoperato per incentivare la manipolazione dei semi per creare specie vegetali iperproduttive, o per somministrare gli ormoni agli animali per dimezzare i normali tempi di crescita, o l’abuso di antibiotici negli allevamenti intensivi per prevenire le malattie, o l’inevitabile distruzione delle foreste per ottenere più terra coltivabile per quella varietà modificate o per colture iperintensive (terra che d’altro canto perderà la propria fertilità in poche stagioni). Già oggi la Terra produrrebbe cibo a sufficienza per sfamare 12 miliardi di persone, ma il 40% di tutto il cibo prodotto va sprecato, e questo è una vergogna!! Dobbiamo smettere di sprecare e rimettere il cibo al centro del sistema. Il cibo, da merce deve tornare ad essere valore. E l’unico modo per farlo, è produrlo in modo buono, pulito e giusto che, automaticamente, non produrrà sprechi.

Dobbiamo ridurre lo spreco alimentare perché è insostenibile. “Sustainability” (sostenibilità in inglese) deriva da “sustain” che nel pianoforte è il pedale che consente di allungare la durata di una nota. Il consumismo non deve essere la nostra felicità! “Sostenibile” è un’azione che prolunga i suoi effetti nel tempo.

Non dobbiamo produrre di più, ma meglio! Aiutare i piccoli produttori, salvaguardare l’ecosistema, tutelare il paesaggio. Così facendo difenderemmo la biodiversità e, diminuendo gli sprechi, potremmo pagare il giusto prezzo del cibo che oggi, in molti casi, paghiamo troppo. Ricordiamoci la differenza tra valore e prezzo, tutti facciamo molta attenzione a quanto costa, ma non al suo profondo significato, ovvero capirne il valore. In una società consumistica tutto si butta e tutto si può sostituire, scambiare il prezzo del cibo con il suo valore, ci ha distrutto l’anima… con il cibo non funziona così!

Infine un appello: non concentriamoci su ciò che abbiamo perso, ma su ciò che possiamo ancora salvare. Tutti possiamo fare qualcosa nei nostri territori… ogni giorno! C’è una frase di Sant’Agostino che calza proprio a pennello: “Le parole muovono all’azione, ma sono gli esempi a trascinare”.

 

Bugpocalypse: perchè la popolazione di insetti è diminuita del 75% in quasi 30

Immagine di vecteezy.com

 

Una recente studio basato su analisi incrociate ha dimostrato che negli ultimi tre decenni si è verificato un calo di oltre il 75% delle popolazioni di insetti. Di conseguenza, gli scienziati hanno cercato di identificare le probabili cause di questo declino.

Questa crisi non può essere ricondotta a un’unica causa ma è invece il risultato di una rete di pressioni antropiche strettamente correlate fra loro.

Per comprendere quali siano le cause finora individuate dalla comunità scientifica, i ricercatori della Binghamton University hanno esaminato circa 175 revisioni scientifiche, che contenevano oltre 500 ipotesi sui fattori alla base del declino. Queste informazioni hanno permesso al team di creare una rete interconnessa di 3.000 possibili collegamenti, nota come approccio metasintetico, che spaziava dall’apicoltura alla deforestazione, dall’espansione urbana ai parassiti.

L’agricoltura (agroindustria) è stata individuata come la principale responsabile (la più frequentemente citata nello studio) a causa dei cambiamenti dell’uso del suolo, della perdita di biodiversità e dell’uso di pesticidi. Lo studio ha anche dimostrato che altri fattori di stress, tra cui condizioni climatiche estreme, inquinamento, parassiti, espansione urbana e fattori trascurati come disastri naturali o guerre, concorrono ad accelerare la perdita di biodiversità.

L’analisi ha inoltre evidenziato una diversa attenzione e sensibilità della popolazione rispetto alle varie specie. La maggior parte dell’attenzione è rivolta agli impollinatori quali api e farfalle, che costituiscono solo una piccola frazione della popolazione complessiva degli insetti, mentre milioni di altre specie sono sottoesaminati.

Si considerano importanti ed essenziali solo alcune specie, dimenticando la rilevanza, la diversità e la complessità di tutto il mondo entomologico.  Questo pregiudizio rischia di indirizzare le iniziative verso la conservazione solo di pochi gruppi “selezionati” senza riuscire a considerare la rete ecologica più ampia.

Gli autori dello studio hanno dimostrato che il progressivo e rapido declino della popolazione di insetti è il risultato delle interazioni di più fattori sovrapposti ed interconnessi fra loro e non solo di fattori di stress isolati. Per una conservazione efficace sono necessarie strategie sistematiche che tengano conto della diversità della vita degli insetti e della molteplicità delle minacce. Senza un’azione urgente, il collasso delle popolazioni di insetti minerà l’impollinazione, la salute del suolo, il ciclo dei nutrienti e la stabilità delle reti alimentari che sostengono la gli ecosistemi viventi.

Fonti: Halsch, C. A., Elphick, C. S., Bahlai, C. A., Forister, M. L., Wagner, D. L., Ware, J. L., & Grames, E. M. (2025). Meta-synthesis reveals interconnections among apparent drivers of insect biodiversity loss. BioScience, 75(6), 448–456.

 

 

Una nuova agricoltura alla luce del riscaldamento globale antropogenico

Immagine di Steven Weeks, unsplash.com

 

Con molto piacere ho risposto all’invito di dare un mio piccolo contributo alla newsletter del Mercato della Terra di Fiesole, in merito alle buone pratiche in agricoltura.

Quello di oggi è il primo di quattro interventi che tratteranno i seguenti argomenti:

  • suolo e lavorazioni;
  • acqua: uso e conservazione;
  • la biodiversità;
  • le manutenzioni del territorio.

 

Il suolo e le lavorazioni

La nota informativa dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) “Soluzioni per ripristinare gli ecosistemi agricoli europei afferma che l’introduzione di alcune pratiche agricole chiave può rivelarsi un

beneficio sia per gli agricoltori che per la natura locale, offrendo una migliore resilienza e ripristinando ecosistemi.

Queste pratiche possono migliorare le condizioni degli habitat seminaturali, rimettere in atto paesaggi agricoli multifunzionali e biodiversi e ridurre le pressioni sulla biodiversità gestendo il suolo e l’acqua in modo sostenibile. La produzione alimentare è una delle attività umane vitali che più direttamente interagiscono e influenzano la natura. L’agricoltura si basa su processi naturali essenziali come l’impollinazione e la formazione del suolo (pedogenesi).

Gli ecosistemi funzionanti e sani sono anche importanti contributori alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici oggi sempre più frequenti e aggressivi.

Il suolo è uno dei compartimenti fondamentali del pianeta Terra insieme agli oceani e all’atmosfera. Il suolo si definisce come lo strato superficiale della crosta terrestre, costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi.

Contiene circa ¼ della biodiversità terrestre, sequestra e immagazzina il carbonio (oggi l’eccesso di CO2 provoca il riscaldamento globale insieme al metano e agli ossidi di azoto) e permette la vita stessa del pianeta e quindi anche il nostro sostentamento.

L’agroindustria, che ha preso campo dal secondo dopoguerra (rivoluzione verde) non lo ha più considerato come una risorsa da preservare, il suolo tra l’altro è una risorsa non rinnovabile in tempi umani, ma semplicemente il luogo dove seminare e piantare per ottenere la massima produzione senza considerare gli effetti negativi che questo sistema ha comportato e comporta. Mi riferisco in particolare al suo compattamento, alla morte dei microrganismi che lo abitano, all’erosione, all’inquinamento da pesticidi, anticrittogamici e fertilizzanti, all’uso sconsiderato dell’irrigazione (salinizzazione), alla perdita di fertilità, ed al diminuito immagazzinamento del carbonio (anzi se alterato il terreno diviene un emettitore di CO2).

Esiste però un sistema agricolo che permette una produzione comparabile con l’agroindustria e allo stesso tempo il mantenimento di un suolo fertile, ricco di biodiversità, di ossigeno e quindi resiliente e capace di dare prodotti sani e saporiti (nutraceutici).

Questo sistema agricolo era già stato capito e messo in pratica dal padre del “biologico” sir Albert Howard già alla fine degli anni ‘40 del secolo scorso. Con il suo libro “An agricultural testament” tradotto in italiano come “I diritti della Terra”, spiega benissimo, fra le altre cose, il ruolo del suolo e come operare per il suo mantenimento.

 

Negli anni ’70 dello scorso secolo due agronomi australiani misero a punto una raccolta di buone pratiche per creare luoghi più vivibili sani e resilienti in base alle caratteristiche meteoclimatiche ed edafiche (relative al suolo) in ogni zona del mondo.

Tali pratiche si raccolgono nel termine Permacoltura (Permanent Agriculture). Questo sistema è un vero e proprio metodo di progettazione della vita stessa comprendendo tutti gli argomenti che la caratterizzano. La Permacoltura si occupa in particolare del modo di produrre cibo mantenendo sani i compartimenti terrestri: suolo, aria e acqua e ovviamente tutti gli organismi che qui vivono.

Quali sono le operazioni colturali da seguire, le lavorazioni in particolare, per mantenere un suolo fertile e resiliente?

  • Lavorazioni del terreno superficiali e seguendo le curve di livello: cavalcapoggio, reggipoggio, terrazzamenti, lunettamenti.
  • Uso del suolo secondo le capacità di rigenerazione: pascolo a rotazione (ad esempio secondo i principi legati alla crescita delle erbe: André Voisin “La vacca e la sua erba”
  • Usare le consociazioni e lasciare riposare il terreno ogni tot anni in base alle caratteristiche del suolo stesso (maggese)
  • Uso del compost e del letame per le concimazioni
  • Non bruciare i residui vegetali ma adoperarli come fertilizzante (compostaggio con il metodo INDORE descritto nel testo di Sir A. Howard di cui sopra).
  • Evitare di togliere il cotico erboso specialmente nei suoli inclinati (diminuzione erosione)

 

PS: le suddette indicazioni dovrebbero essere applicate in concomitanza con quelle che verranno illustrate nelle prossime note (pubblicate sui prossimi numeri della Newsletter)

 

I cibi del mese:

 

Verdure

  • zucche, funghi, scalogno, zucchine, barbabietole, cicoria, cavolfiore, cetrioli, spinaci, bietole, rape, broccolo, sedano, cavolo, porro, cavolini di Bruxelles, peperoni, patate, cipolle, lattuga, finocchi.

Frutta

  • castagne, melograni, nocciole, noci, cachi, uva, pere, mele.

Pesce

  • orata, cefalo, tonno, merluzzo, sogliola, sardina

 

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Newsletter 011 ottobre 2025

 

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