La chiusura dello stretto di Hormuz e i mercati alimentari globali
NEWSLETTER 016
del Mercato della Terra di FIESOLE
– Contributi di:
Leonardo Galli
Silvia Mantovani
Gian Marco Mazzanti
(Immagine creata con AI-Gemini)
L’improvvisa chiusura dello Stretto di Hormuz sta innescando effetti a catena immediati sui mercati alimentari globali. Ancora una volta la dipendenza dagli idrocarburi del mondo occidentale ha un impatto rilevante sulla vita di tutti noi.
Proponiamo dunque una riflessione su come la globalizzazione sia vulnerabile e quanto sia necessario esplorare ed incentivare forme alternative di approvvigionamento e valorizzare e promuovere una produzione più locale e sostenibile, che può contribuire a mitigare gli impatti di ogni evento negativo a livello planetario.
Olio di soia
Uno dei primi prodotti il cui prezzo è schizzato in alto dopo l’inizio dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran è stato l’olio di soia, utilizzato in tutto il mondo per friggere e cuocere, così come per preparare margarine, maionesi e altre salse e condimenti, e presente in moltissimi snack.
Inoltre l’olio di soia è impiegato anche per i biodiesel, che competono direttamente con i diesel classici, a idrocarburi: è evidente che, quando il prezzo dei secondi sale, la domanda dei primi aumenta e, di conseguenza, il prezzo sale in misura proporzionale.
Come fanno notare gli analisti, poiché i prezzi dell’olio di soia sono strettamente collegati a quelli degli idrocarburi, i rincari potrebbero colpire molte produzioni, e infatti si è già visto un incremento dei prezzi nelle borse internazionali, che ha portato le contrattazioni dell’olio di soia ai valori più alti degli ultimi due anni.
Grano e mais
Per questi due cereali, tra i più consumati al mondo, i problemi derivano dal blocco del commercio, come è già accaduto con la guerra in Ucraina. Il Medio Oriente ne è un crocevia fondamentale, e il mercato sta già facendo pagare le conseguenze del blocco, che si concretizzano in due modalità. La prima è la chiusura vera e propria dello stretto di Hormuz, che può far crollare i volumi scambiati, e la seconda è l’aumento delle polizze assicurative sulle navi cargo, che può avere lo stesso effetto. Ma se i volumi diminuiscono, i prezzi salgono.
Prodotti caseari
Anche se non è molto noto, l’Iran è il quarto esportatore mondiale di latte scremato in polvere, che prima del conflitto arrivava a tutti i paesi circostanti. Gli analisti si attendono quindi un rincaro e una minore disponibilità. Il primo esportatore di quella parte di mondo è la Nuova Zelanda, che potrebbe in parte supplire, ma anche Fonterra, il colosso neozelandese della produzione di latte e derivati, ha già affermato di non riuscire a produrre stime attendibili, almeno per ora, a causa dell’incertezza degli scenari.
Pesce
Un altro settore vulnerabile è quello ittico, non tanto per la produzione ma per il blocco navale. Il pesce non resiste a lungo, e la chiusura dello stretto potrebbe mettere in ginocchio il commercio ittico del Medio Oriente e del Nord Africa per settimane.
Carni rosse
Un discorso analogo vale per il mercato delle carni rosse, estremamente deperibili e vulnerabili a navigazioni troppo lunghe. Il Medio Oriente consuma enormi quantità di agnello soprattutto halal (è la zona prima al mondo per consumi), proveniente principalmente dalla Nuova Zelanda e dall’Australia. Per questo ogni turbamento della logistica ha grandi ripercussioni, di cui si iniziano a vedere le prime avvisaglie. I produttori tasmaniani hanno già accettato di perdere molto denaro facendo tornare indietro alcune partite di carne, per evitare di perderne di più in caso le navi fossero attaccate.
Fertilizzanti per le coltivazioni intensive
Il Medio Oriente è il primo produttore al mondo di zolfo, indispensabile per i fertilizzanti per le colture intensive dei cereali. Gli stabilimenti chimici sono tra gli obiettivi delle incursioni in tutti i paesi coinvolti. Le conseguenze potrebbero farsi sentire in tutto il settore dei fertilizzanti, con rialzi nei costi di produzioni quali quelle dei cereali, dello zucchero, delle patate e di diverse verdure.
Acqua minerale in bottiglia
Il prezzo della plastica è strettamente associato a quello dei derivati del petrolio
Packaging in plastica
La plastica tradizionale è realizzata a partire dagli idrocarburi, e il suo costo è quindi strettamente associato a quello dei derivati del petrolio. Se il blocco dovesse continuare, inevitabilmente ci saranno rincari anche su confezioni, pellicole e su tutto il packaging in plastica.
Packaging in vetro
Anche il vetro è sensibile alle guerre, sia perché la sua produzione richiede molta energia, sia perché i silicati viaggiano per tutto il mondo. Secondo gli analisti ci sono già dei rincari e ce ne potrebbero essere altri soprattutto nel settore delle bevande come gli alcolici (vino, birra e superalcolici sono confezionati in vetro nella stragrande maggioranza dei casi).
Riso
Anche se per il momento a livello locale, un’altra vittima della guerra è il riso che l’Iran, così come gli Emirati, importavano dall’India, e che sta già mostrando segni di rallentamento. Il 25% del riso basmati indiano andava in Iran, per un controvalore di 1,2 miliardi di dollari, un altro 20% andava in Iraq, e poi in Arabia, negli Emirati e nello Yemen, ma secondo i produttori indiani al momento il commercio verso l’Iran è fermo e nessuno può dire quando tutto tornerà alla normalità.
Tè
Tutto il Medio Oriente ha una saldissima tradizione relativa al tè, e non a caso Iran, Iraq, Arabia ed Emirati sono tra i principali importatori di tè al mondo, con accordi soprattutto con India, Sri Lanka, Cina e Kenya. Anche per il tè, l’Iran era il principale cliente dell’India, dalla quale acquistava il 50% della produzione di tè nero. In questo caso i timori sono di un crollo dei prezzi per le eccedenze invendute, che potrebbero stravolgere il mercato attuale.
Come per qualunque altra produzione, il problema che sovrasta tutti gli altri è poi quello dei costi energetici, che ricadranno anche sulla produzione di cibo a tutti i livelli. Oltre alla produzione si scaricheranno poi anche sul trasporto, che avviene ancora oggi in gran parte su gomma, e che sarà costretto ad allungare i percorsi per evitare zone a rischio non più coperte dalle assicurazioni.
Fonte: https://www.foodnavigator.com/Article/2026/03/04/straight-of-hormuz-impact-on-food-pricing/

(Immagine creata con AI-Gemini)
Le Linee Guida “Strade Verdi” della Regione Lombardia

La Regione Lombardia ha approvato a marzo di quest’anno le Linee Guida “Strade Verdi”, un manuale che offre supporto tecnico ai comuni per riprogettare gli spazi pubblici, incentivando la mobilità attiva, il verde urbano e le pavimentazioni drenanti. L’obiettivo generale è quello di ridurre le emissioni inquinanti (soprattutto in aree del Bacino Padano) e agevolare la riconversione di strade e spazi pubblici in luoghi più accoglienti per la mobilità attiva e più resilienti sotto il profilo climatico.
Il presupposto da cui la Regione è partita è la possibilità che le strade, oggi luoghi pericolosi e inquinati, possano in futuro trasformarsi in spazi vivibili, multifunzionali e attrattivi, aumentando sicurezza, comfort e qualità della vita.
Le azioni previste riguardano strade locali, piazze, aree pedonali e parcheggi, con particolare attenzione alle zone limitrofe a scuole e presidi sanitari.
I principali strumenti messi in campo sono l’inserimento di percorsi ciclabili/pedonali, la riduzione delle carreggiate, l’aumento delle superfici permeabili e delle alberature.
Le linee guida propongono inoltre best practice e soluzioni basate sulla natura (NBS, SuDS), in particolare per le aree marginali, come parcheggi e aree di sosta, che possono essere trasformati in luoghi di rigenerazione urbana.
Le soluzioni progettuali proposte puntano a migliorare sicurezza, accessibilità, verde e mobilità sostenibile, attraverso:
- verde urbano: integrazione di sistemi di drenaggio, mitigazione termica e creazione di spazi di socialità.
- mobilità attiva: pedonale, ciclabile e trasporto pubblico.
- moderazione del traffico: restringimenti, zone 30, attraversamenti protetti.
- infrastrutture ciclabili: piste dedicate, corsie condivise, attraversamenti sicuri.
- spazi di sosta: velostazioni, rastrelliere, arredi multifunzionali.
- materiali sostenibili e permeabili: conglomerati drenanti, pavimentazioni naturali.
- pedonalizzazioni temporanee o permanenti per spazi di alta fruibilità.

Per rendere le Linee guida effettive, e non solo un buon proposito, in aprile sono stati stanziati 10 milioni di euro a fondo perduto, destinati ai comuni lombardi attraverso il Bando Strade Verdi.
I risultati attesi da questa misura integrata, tecnico-economica, sono:
- rientro dei valori di concentrazione degli inquinanti (polveri ed ossidi di azoto) nei centri urbani;
- miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini, creando effetti positivi sulla salute
- incremento della sicurezza specialmente per le utenze più vulnerabili;
- incremento dei Servizi Ecosistemici in ambito urbano (stoccaggio di CO2, deposizione delle polveri sottili, ecc…);
- aumento della capacità di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici delle aree urbane, in particolare in risposta ad eventi estremi di temperatura, precipitazioni o siccità.
È presto per dire se il progetto funzionerà, portando effettivi benefici in termini di sicurezza, comfort climatico e salute, ma l’impegno progettuale ed economico messo in campo dalla Regione Lombardia rappresenta una novità in questo settore per il nostro paese, che merita di essere seguita con interesse, potendo diventare in futuro un esempio virtuoso per le altre regioni italiane.
Fonte: https://ue.regione.lombardia.it/comunicazione/8a5aa2969d8e2273019d904605530004

Immagini: Linee Guida Strade Verdi
In ricordo di Carlo Petrini
Con la scomparsa di Carlin Petrini se ne va una voce capace di trasformare il cibo in cultura, relazione e coscienza civile.
Da Bra al mondo, ha insegnato che mangiare non è solo nutrirsi, ma scegliere che tipo di futuro vogliamo coltivare. Con Slow Food, Terra Madre e l’Università di Pollenzo ha difeso la biodiversità, i saperi contadini e il diritto a un cibo “buono, pulito e giusto”.
Carlin aveva il dono raro di parlare insieme ai contadini e ai re, agli chef e ai ragazzi, senza perdere mai il profumo della terra piemontese da cui era partito. Le sue idee hanno attraversato confini e generazioni, lasciando una traccia lenta ma profondissima, come certi vini che continuano a raccontarsi anche dopo l’ultimo sorso. Resta il suo insegnamento più grande: la cura del mondo può cominciare da una tavola condivisa.
E forse oggi, in molte cucine e molti mercati, c’è un silenzio diverso. Quello che si riserva a chi ha saputo seminare utopie e raccogliere realtà.

Foto: Slow Food
I cibi del mese:
Verdure
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carole, fagiolini, fave, asparagi, cetrioli, rape, catalogna, zucchine, cipolle, spinaci, carciofi, scalogno, cavoli, cipollotti, rucola, crescione, ravanelli, taccole, finocchio, rafano, porro, indivia, barbabietola, lattuga.
Frutta
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fragole, albicocche, ciliegie, pesche, sanguinelle, pere, pompelmi. nespole.
Pesce
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tonno. pesce spada, acciuga, dentice, cefalo, spigola, merluzzo, sogliola, nasello, sardina.

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