Abbiamo costruito un mondo per un pianeta che non esiste più
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del Mercato della Terra di FIESOLE
Immagine cover creata con AI-Gemini
Contributi di:
- Eugenio Bianchini Indelicato
- Leonardo Galli
- Gian Marco Mazzanti
Perché la crisi climatica è la vera fine del modello di sviluppo occidentale capitalista.
La terra ha circa 4,5 miliardi di anni e la vita esiste da almeno 3,7 miliardi di anni. L’Homo sapiens solo da 300.000 anni.
L’Olocene cioè l’intervallo climatico nel quale si è sviluppata l’agricoltura, le città e le civiltà complesse è iniziato circa 11.700 anni fa.
La stabilità del clima non è stata inventata dall’ uomo ma è l’infrastruttura invisibile e gratuita sulla quale sono state fondate le comunità, l’agricoltura ed il commercio.

Conceptual illustration of the Holocene climatic window. Informed by Kaufman et al., Scientific Data (2020), and Osman et al., Nature (2021).
Tutto questo è stato anche possibile e si è sviluppato partendo dal presupposto che il passato rimanesse una guida ragionevole per il futuro. Ciò adesso non è più valido.
Questa è la contraddizione al centro della crisi climatica. La stabilità climatica con tutte le caratteristiche e le distribuzioni territoriali e spaziali è sempre stata considerata una condizione gratuita ed immutabile.
Il cambiamento climatico è quindi più radicale di una successione di eventi estremi. Ciò significa che le regolarità ecologiche silenziosamente incorporate nell’organizzazione della vita sociale stanno diventando esse stesse instabili.
Ciò che appare come la destabilizzazione della “natura” ritorna quindi all’interno della società come la destabilizzazione dei suoi fondamenti materiali.
Questa è la contraddizione al centro della crisi climatica: il capitale accumulato trattando la stabilità planetaria come una libera condizione di produzione ha iniziato a distruggere quella condizione stessa.
Ciò ha consentito un processo di accumulo di ricchezza e di capitale a scapito delle risorse limitate del pianeta che nel corso degli anni ha iniziato a distruggere questa condizione pregressa e la sua stabilità.
La costruzione di un mondo sulle basi di un consumo di risorse sfrenato ed incontrollabile non è più sostenibile. Il meccanismo sembra, apparentemente, continuare a funzionare ma le fondamenta si stanno sgretolando inesorabilmente.
Questo modello di sviluppo ha fatto saltare per aria ciò che lo ha generato. Il pianeta cambia più velocemente della civiltà materiale costruita su di esso.
Ora c’è letteralmente più di questo mondo costruito di quanta materia vivente ci sia sulla Terra. All’inizio del XX secolo la massa totale degli oggetti creati dall’uomo ammontava a circa il 3% della biomassa del pianeta. Nel 2020 questa massa è stata di 1,1 trilioni di ton superando la sostanza secca di tutti gli organismi viventi sulla Terra. Questa massa raddoppia ogni 20 anni.
Città, macchine, fabbriche, infrastrutture determinano una pressione continua sulla natura cosicchè una raffineria esige altro petrolio, una strada esige altre macchine e così via e non possono semplicemente migrare immutati verso un clima diverso. Si tratta di immensi depositi di materia, energia e lavoro passato, costruiti per rimanere al loro posto per decenni o secoli. Quanto più rapidamente cambiano le condizioni planetarie, tanto più questa eredità materiale comincia ad assomigliare a una civiltà costruita per ieri.

Immagine tratta dal film “Kingsman – Secret Service” del 2014
È studiato scientificamente che la realizzazione di nuove strade non riduce il traffico veicolare, bensì lo aumenta con un meccanismo di rincorsa verso un obiettivo che, una volta raggiunto, illusoriamente, deve essere superato.
Il passato inoltre esercita un potere materiale sul presente rendendo anche la transizione ecologica molto più complessa di quanto si possa credere pensando di sostituire una fonte energetica con un’altra. Città di cemento senz’ombra, paesaggi urbani che intrappolano calore assomigliano a vestigia di una civiltà industriale, le rovine future di un mondo che sta scomparendo.
Questa crisi ecologica ed ambientale aumenterà a dismisura le disuguaglianze: chi ne avrà la possibilità potrà comprarsi la distanza dal calore e dalla limitatezza delle risorse. Le classi meno abbienti (sempre più numerose) subiranno maggiormente questo impatto. La merce più costosa ed esclusiva sarà la sopravvivenza.
Lo slogan “there is no planet B” da slogan ecologista è divenuto una alternativa per l’elite del pianeta (quella maggiormente responsabile del disastro ambientale). La soluzione non è ridisegnare il modello di economia ma immaginare la fuga su altri pianeti.
Lo scenario reale ed inquietante è che anche la sola sopravvivenza potrebbe diventare il privilegio di coloro che hanno tratto il maggiore beneficio da un sistema che ha reso il pianeta inabitabile.
Siamo sicuri che sarà sufficiente sostituire i combustibili fossili con le rinnovabili? Non basterà. Un modello di sviluppo completamente fallimentare e depauperante totalmente indifferente alle esigenze del pianeta e della popolazione sul quale vive ha adattato la natura all’accumulo.
L’uomo di deve adattare alla natura, alle sue esigenze ed i suoi cicli e non viceversa. La strada da percorrere è la riorganizzazione della vita sociale, nella più completa accezione del termine, intorno ai bisogni reali ed ai limiti fisici della natura.
Testo tratto e liberamente adattato da “The Ecosocialist”
Una minaccia nascosta sotto la corteccia

Immagine creata con AI-Gemini
Le pinete costiere rappresentano un elemento importante del paesaggio toscano.
Le loro funzioni ecosistemiche sono numerose: contribuiscono alla protezione dei terreni dai venti marini, ospitano numerose specie animali e vegetali e costituiscono spazi per diverse attività ricreative.
Tuttavia, la siccità, gli incendi e una cattiva gestione possono indebolire le piante che vivono all’interno di questi spazi e renderle più vulnerabili ad attacchi degli insetti. In questo contesto infatti il Tomicus destruens rappresenta un esempio di insetto dannoso per le pinete mediterranee. Il suo areale di sviluppo comprende l’area mediterranea, estendendosi a ovest fino alle isole di Madera e Canarie e, a st fino al Caucaso. In Italia è presente in tutte le pinete costiere e in quelle interne.
Questo insetto colpisce principalmente il pino domestico (Pinus pinea L) il pino marittimo (Pinus pinaster) e il pino d’Aleppo (Pinus halepensis).
I danni ai pini si verificano durante due momenti del ciclo biologico dell’insetto. Nella fase riproduttiva gli adulti colonizzano soprattutto il tronco e i rami delle piante indebolite, scavando sotto la corteccia le gallerie nelle quali vengono deposte le uova.
Dopo la schiusa, le larve realizzano altre gallerie nel tronco, compromettendo la circolazione della linfa e indebolendo ulteriormente la pianta. Gli adulti inoltre possono trasportare funghi associati, che contribuiscono all’indebolimento della pianta.
Un altro tipo di danno è causato dai giovani adulti che, durante l’alimentazione necessaria al raggiungimento della maturità sessuale, penetrano nei germogli e li scavano interamente. I germogli colpiti si disseccano e cadono a terra.
I principali campanelli d’allarme di infestazione sono la presenza di piccoli fori sulla corteccia, accumuli di rosura, simile a segatura, sul tronco o alla base delle piante eventuali colature di resina e germogli disseccati o spezzati.
Quando la colonizzazione è molto intensa la chioma ingiallisce e assume progressivamente una colorazione rossastra fino al disseccamento dell’intera pianta con l’inevitabile caduta degli aghi.
La prevenzione, il monitoraggio ed una corretta gestione delle piante rappresentano gli strumenti per limitare i danni. È importante individuare velocemente le piante colpite, ridurre le condizioni di stress e gestire correttamente lo smaltimento di tronchi, ramaglie e tutto il materiale infestato.
Le trappole attrattive possono fornire un contributo limitato al monitoraggio, ma non sono efficaci per la cattura massale di questa specie.
Proteggere le pinete significa tutelare uno degli elementi più caratteristici del paesaggio costiero mediterraneo, in modo che possa essere conservato e “goduto” anche per le generazioni future.
Fonte: Regione Toscana e CREA, Scheda tecnica “Tomicus destruens, T. piniperda, T. minor”, 2023.

Figure
- a) adulto di Tomicus destruens;
- b) conetti di resina;
- c) galleria riproduttiva;
- d) germoglio danneggiato;
- e) pino marittimo colpito, con chioma arrossata e successiva perdita degli aghi.
Fonte dell’immagine: CREA – Regione Toscana
Il MDT di Fiesole a Terra Madre

Il Mercato della Terra Slow Food di Fiesole porta a Terra Madre il suo territorio. E il territorio, quando è rappresentato dalle persone, diventa cultura.
Proprio così… Nella prossima edizione del Salone del Gusto “Terra Madre”, che si terrà a Torino dal 24 al 27 settembre, alcuni produttori rappresenteranno il MdT di Fiesole, non tanto per farsi conoscere, quanto per far conoscere il valore delle relazioni, dei produttori e del territorio.
E qui sta il senso più profondo del MdT di Fiesole; dimostrare che anche una realtà locale può parlare al mondo, senza perdere la propria identità.
Perchè Terra Madre non è solo una vetrina dove mettere in mostra ciò che abbiamo, ma è un luogo dove condividere ciò che siamo. A Terra Madre, in mezzo a centinaia di produttori provenienti dal tutto il mondo, il valore aggiunto sarà proprio questo: la capacità di raccontare un territorio attraverso le persone che lo custodiscono.
Lettera aperta ai produttori:
Amiche e amici produttori del MdT di Fiesole,
la presenza di alcuni di voi a Terra Madre non deve essere considerata semplicemente un’opportunità per presentare i vostri prodotti…
È molto di più! È un’occasione per portare a Torino un pezzo di Fiesole, della Toscana e della nostra idea di agricoltura e di cibo.
Perchè dietro ogni prodotto che porterete non c’è soltanto una qualità da assaggiare, ma ci sono persone, mani, fatica, stagioni, terra e scelte, e soprattutto c’è una scelta politica: continuare a produrre in un certo modo, anche quando sarebbe più facile fare altro.
E il MdT ha valore proprio per questo: non è soltanto un luogo dove si compra e si vende, ma è uno spazio dove produttori e cittadini si incontrano, si riconoscono e costruiscono una relazione.
A Terra madre questa relazione diventa ancora più importante. In mezzo a produttori che provengono da tutto il mondo, voi non dovrete dimostrare di essere grandi, ma piuttosto dovreste dimostrare quanto può essere grande una piccola comunità quando mette insieme territorio, qualità e responsabilità.
Il vostro valore aggiunto non sarà quindi soltanto ciò che avrete nel banco, ma sarà la storia che saprete raccontare attraverso quel banco.
E crediamo che questa sia una delle missioni più importanti di un mercato Slow Food: dare voce a chi produce rispettando la terra, difendendo la biodiversità e mantenendo vivo un sapere che rischia di scomparire.
Andateci non soltanto per rappresentare le vostre Aziende, ma per rappresentare un’idea di futuro. Un futuro nel quale il cibo non sia soltanto una merce, ma continui ad essere cultura, identità, relazione e comunità e soprattutto portate il vostro modo di essere produttori, perché è lì, prima ancora che nel prodotto, che vive il vero significato del nostro “buono, pulito e giusto”.
I cibi del mese:
Verdure
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pomodori, peperoni, carote, scalogno, zucchine, funghi, bietole, barbabietole, rucola, cavoli, melanzane, cavolfiori, patate, cicoria, spinaci, fagiolini, lattuga.
Frutta
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fichi, uva, pesche, mele cotogne, prugne, meloni, angurie, pere.
Pesce
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dentice, merluzzo, cefalo, acciuga, orata, pesce spada, sogliola, spigola, sardina, sgombro, triglia.

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