La nuova piramide alimentare USA: è davvero un modello rivoluzionario?

NEWSLETTER 012

del Mercato della Terra di FIESOLE

– Contributi di:
1.Leonardo Galli (Agronomo)
2.Giacomo Tagliaferri (CNR/IBE – Laboratorio ambientale Mugello)
3.Stefania Mattioli (Consigliera del Distretto Biologico di Fiesole)

 

 

 

L’Amministrazione Trump ha presentato le nuove linee guida alimentari introducendo una piramide alimentare che ha capovolto quella tradizionale.

La nuova piramide alimentare americana mette carne e proteine animali alla base (capovolta) dell’alimentazione in nome dell’ennesimo acronimo MAHA declinato questa volta come “MAKE AMERICAN HEALTHY AGAIN”.

In alto si trovano tutti gli alimenti di origine animale, definiti come i pilastri di una dieta sana. Si consiglia il consumo di proteine, specialmente quelle di “ALTA QUALITÀ” come carne rossa, pollame e uova e viene incoraggiato l’uso di burro e strutto a discapito degli olii vegetali considerando questi ultimi “ULTRAPROCESSATI”.

I ricercatori dell’Università di Stanford le hanno definite allineate agli interessi dei colossi della carne e l’iter condotto per scriverle conferma queste indicazioni.

Normalmente per redigere le linee guida il governo americano fa riferimento ad un rapporto scientifico e tecnico elaborato da un comitato di venti scienziati indipendenti.

Il rapporto 2025 è stato inviato con le conclusioni scientifiche “Scientific Report of the 2025 Dietary Guidelines Advisory Committee” https://www.dietaryguidelines.gov/2025-advisorycommittee-report. Nel documento si suggerisce di ridurre il consumo di carne anche per le ricadute ambientali che ciò comporta. L’Amministraziione Trump dopo averlo analizzato lo ha etichettato come ideologico, cosa che non ha precedenti negli USA.

È stata quindi scelta accuratamente e nominata una commissione ristretta di persone per redigerne uno nuovo, i membri della quale hanno, come riportato dal New York Times, stretti legami con l’industria della carne.

Tre dei membri hanno ricevuto sovvenzioni o svolto attività di consulenza per la National Cattlemen’s Beef Association, la più grande e potente lobby della carne bovina negli Stati Uniti. Uno di questi ha anche ricevuto una borsa di ricerca dal National Pork Board, il braccio marketing dei produttori di carne di maiale, per cui ricopre il ruolo di consulente. Altri hanno legami finanziari con organizzazioni del settore lattiero-caseario.

Il PCRM (Physician Committee for Responsible Medicine https://www.pcrm.org/), una organizzazione di medici americani che promuove la salute anche attraverso l’alimentazione, ha dichiarato che in base alle loro ricerche sette membri su nove del comitato sono legati all’industria della carne.

Una delle figure chiave delle nuove linee guida è Brooke Rollins Segretaria dell’agricoltura nota per i suoi legami con l’industria zootecnica la quale ha dichiarato che auspica, con queste nuove linee guida, un aumento di consumo di carne.

Attualmente il consumo medio anno pro-capite di carne a livello mondiale è di 45 Kg, in Europa 79 kg ed in Italia 74 kg, nell’area asiatica 36 kg e nei Paesi africani 18 kg. Negli USA questo dato raggiunge i 123 Kg.

Si contrappongono due situazioni estreme, da un lato la produzione ed il consumo eccessivo di carne (che non dovrebbe essere sostenuto, bensì limitato e regolato) che contribuisce fra l’altro a generare malattie croniche non trasmissibili ed è una delle principali cause del cambiamento climatico, dall’altra la completa o parziale privazione di questa fonte proteica.

 

Rapporto Bio in cifre 2025, ISMEA

Immagine: ISMEA

 

La fotografia del settore biologico nel 2024, conferma la sua centralità nell’agroalimentare italiano e il consolidamento della leadership a livello europeo.

La superficie agricola biologica in Italia supera i 2,5 milioni di ettari (+2,4% sul 2023) rappresentando il 20,2% della SAU nazionale, una quota che rende sempre più prossimo il traguardo del 25% fissato dalle strategie UE Farm to Fork e Biodiversità per il 2030. L’Italia si conferma ai vertici europei per questo indicatore con valori decisamente superiori a quelli registrati nelle altre grandi economie agricole continentali (Spagna 12,3%, Germania 11,5%, Francia 9,9%).

La crescita delle superfici è trainata soprattutto da prati e pascoli (+8,2%), mentre risultano in lieve flessione i seminativi e le colture ortive. In aumento anche le colture permanenti. Nel comparto zootecnico, il numero di capi biologici mostra una dinamica complessivamente positiva, in controtendenza rispetto alla zootecnia convenzionale, con incidenze particolarmente rilevanti per caprini, ovini e bovini.

A livello territoriale, il Mezzogiorno concentra il 58% della SAU biologica nazionale, seguito dal Centro (23%) e dal Nord (19%), ma è il Settentrione a crescere a ritmo più elevato (+8,4% a fronte del +3,5% del Meridione).

Prosegue anche la crescita degli operatori biologici, che nel 2024 raggiungono quota 97.160 unità (+2,9% sul 2023). L’aumento riguarda soprattutto le aziende agricole e i produttori esclusivi, mentre nel medio periodo si rafforza il modello dei produttori che integrano produzione e trasformazione, segnale di una maggiore strutturazione del settore.

Sul fronte dei consumi, nel 2024 la spesa domestica per prodotti biologici raggiunge i 3,96 miliardi di euro, con un aumento del 2,9% rispetto al 2023, mentre i volumi crescono del 4,3%, a conferma di una dinamica dei prezzi generalmente più contenuta rispetto ai prodotti convenzionali. Per effetto di queste dinamiche positive, l’incidenza del biologico sulla spesa agroalimentare complessiva torna a crescere, attestandosi al 3,6%.

 

Una nuova agricoltura alla luce del riscaldamento globale antropogenico

 

 

Giacomo Tagliaferri (CNR-IBE/ Laboratorio ambientale Mugello)

Di seguito il secondo di quattro interventi che tratteranno i seguenti argomenti:
1. Suolo e lavorazioni (pubblicato sulla NL Ottobre 2025);
2. Acqua: uso e conservazione;
3. La biodiversità;
4. La manutenzione del territorio

 

Acqua: uso e conservazione

Sottolineare l’importanza dell’acqua può sembrare un esercizio sicuramente banale e comunque scontato. In questo intervento vorrei evidenziare in particolare come dovremmo usarla e conservarla, specialmente in campo agricolo.

Il pianeta Terra è ricoperto, in superficie, dal 71% di acqua. Gran parte di questa è salata e allo stato solido (ghiaccio).

  • 97% dell’acqua si trova negli oceani (salata; se non dissalata non è utilizzabile per scopi alimentari e in agricoltura)
  • 2.6% sulla Terra ferma: la maggior parte dell’acqua dolce non può tuttavia essere utilizzata perché è imprigionata nei ghiacciai, nelle calotte glaciali e nel sottosuolo
  • 0.014% del totale è direttamente disponibile per l’utilizzazione dell’uomo.

Il ciclo dell’acqua è alla base della vita sulla Terra e ha permesso l’evoluzione di ogni forma vivente. È un ciclo che tende ad autoregolarsi. L’acqua passa continuamente dallo stato liquido (e solido) all’atmosfera per ritornare sulla Terra. Sulla terraferma le precipitazioni sono maggiori delle evaporazioni. Il tempo di rinnovo per le acque dolci superficiali è di circa un anno e la quantità di acqua che arriva sotto forma di precipitazione è maggiore di quella necessaria per il rinnovamento idrico, per cui l’eccedenza va a riempire le falde sotterranee (funzione di riserva).

L’uomo la usa per molteplici funzioni in almeno 4 ambiti:
1. Domestico
2. Industriale
3. “Energetico” (idroelettrica)
4. Agricolo

L’agricoltura è il settore che consuma la maggior parte dell’acqua dolce a livello mondiale (circa il 70%): per la crescita delle colture; per dissetare gli animali; per l’applicazione di fertilizzanti e per il controllo del gelo sulle colture.

Oggi, anche alla luce delle conseguenze del riscaldamento globale antropogenico (siccità, alluvioni, eventi estremi), dobbiamo attrezzarci per usare e conservare questa risorsa nel miglior modo possibile.

Le imprese agricole, ma anche le amministrazioni e gli stessi cittadini, sono chiamate a nuove sfide che prevedono:

  • Strategie di adattamento per adeguarsi alla nuova climatologia e agli effetti sui cicli delle colture e sulla gestione delle acque e del suolo
  • Investimenti per la manutenzione, il risparmio, il recupero e la regimazione delle acque e la gestione del suolo
  • Investimenti per la ricerca e l’innovazione per ottimizzare l’utilizzo delle risorse e per salvaguardare la fertilità e la biodiversità dei terreni.

Quali sono delle possibili soluzioni per sopperire o comunque adattarsi a tutto questo e per mantenere i suoli fertili, ricchi di sostanza organica e acidi umici e ben ossigenati?

  • Adottare delle lavorazioni del suolo che facilitino la conservazione della risorsa acqua nel terreno e freni l’erosione (ne ho parlato nel mio primo intervento nella newsletter di Ottobre)
  • Servirsi della pacciamatura (sistema di copertura del suolo), possibilmente fatta con materiali organici, per il mantenimento dell’umidità (minor irrigazione e minore salinizzazione dei suoli)
  • Adottare dei sistemi di raccolta e conservazione dell’acqua piovana in cisterne, stagni e piccoli invasi (es: metodo Yeomans delle Keylines),
  • Creare delle fosse di contenimento tipo swales e “sorrisi della Terra” (sono canali e fosse di contenimento e infiltrazione)
  • Adottare sistemi di irrigazione che non sprechino l’acqua: goccia, nebulizzazione (in orticoltura) piccoli canali di scorrimento protetti con pacciamature
  • Prevedere colture più resistenti/resilienti ai nuovi regimi climatici
  • Prevedere concimazioni e restituzioni di sostanza organica al suolo.

 

 

 

Impatto ambientale degli pneumatici

 

Gli pneumatici sono tra le principali fonti di inquinamento da microplastiche, ma nuove tecnologie e buone pratiche possono ridurne l’impatto ambientale. L’usura degli pneumatici rilascia nell’ambiente un’enorme quantità di microplastiche: ogni anno si stima che nell’Unione Europea vengano prodotte circa 500.000 tonnellate di microparticelle e residui.

Nel nostro Paese la gomma sintetica derivante dall’usura del battistrada rappresenta quasi un terzo di tutte le emissioni di microplastiche. Nel corso della vita utile uno pneumatico può arrivare a perdere fino a un chilogrammo di peso, quasi del tutto rappresentato da microparticelle che finiscono nell’ambiente. L’acqua piovana dilavando le superfici stradali trascina le particelle che finiscono nel terreno e nei corsi d’acqua.

Solo una piccola parte di questo microparticolato rimane disperso in aria, ma essendo di dimensioni maggiori ai più noti PM10 o PM25 non penetra in profondità nel nostro sistema respiratorio, tuttavia gli effetti sulla nostra salute sono oggetto di studio.

Quali sono i fattori che determinano un aumento dell’attrito e quindi maggiore usura?

L’usura dipende da una combinazione di più fattori:

  1. peso del veicolo: maggiore il peso, maggiore è l’usura;
  2. geometria degli assi;
  3. stile di guida: frenate brusche, accelerazioni forti;
  4. condizioni esterne: strade in cemento, forti pendenze;
  5. coppia motrice: rapporto tra la forza esercitata dal motore sulla trasmissione.

Nuovi metodi di rilevamento del consumo del battistrada hanno permesso di fare attente valutazioni tra le diverse tipologie di pneumatici, dai quali emergono differenze significative.

Alcuni dei marchi fra i più noti sembrano essere migliori di altri, dimostrando che è possibile produrre pneumatici con minor attrito, tuttavia si collocano in una fascia di prezzo elevata. Questi risultano anche i più sicuri come tenuta di strada, fattore da non trascurare. Pneumatici più economici, oltre a essere più inquinanti, risulterebbero anche meno sicuri.

Quali azioni possiamo mettere in atto per ridurre la produzione di microparticolato e quindi l’inquinamento?

  1. scegliere quando possibile pneumatici a bassa usura;
  2. montare sempre gomme adatte alla stagione;
  3. controllare con regolarità la pressione;
  4. controllare periodicamente la convergenza;
  5. adottare uno stile di guida fluido e regolare.

 

I cibi del mese:

 

Verdure

  • cavolfiore, cardo, bietola, broccolo, cavolo cappuccio, carota, cavolini di Bruxelles, cavolo verza, cicoria, cipolla, indivia, cime di rapa, topinambur, porro, finocchio, patate, sedano, rapa, radicchio, spinaci

Frutta

  • pompelmo, mela, arancia, mandarino, pere, limone, mandaranci, kiwi, melagrana, cachi

Pesce

  • alice, cernia, dentice, rombo, sarago, scorfano, triglia, sogliola, merluzzo, spigola, sardina, nasello

 

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(foto: ©Pixel-Shot – stock.adobe.com)

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